Fake news e cattiva informazione scientifica: come ci possiamo proteggere?

Fake news e cattiva informazione scientifica: come ci possiamo proteggere?

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Durante la Settimana della Scienza organizzata da Frascati Scienza sono stato invitato al corso Science Data Journalism School di Giornalisti Nell’erba per parlare di fake news in campo scientifico. Bufale, fake news in questioni scientifiche (e ambientali) sono frequenti. Perché si prestano…. ? Perché non c’è cultura scientifica? E allora come fare in modo che lettori, utenti, cittadini crescano in consapevolezza, o meglio in capacità critica? Quale linguaggio usare? Quali innovazioni nell’informazione scientifica possiamo ritenere efficaci?

Ho iniziato la mia chiacchierata con una breve carrellata di notizie quantomeno “bislacche” che ho reperito molto facilmente sul web e sui social (Facebook in primis…).

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Cosa sono le fake news

Sono poi passato a definire una fake news. Se ne sente parlare fin troppo spesso ultimamente; ma cosa sono? Una fake news è una notizia prodotta utilizzando false informazioni allo scopo di produrre condivisioni e trarne vantaggio economico. Molti non si rendono conto di quanti soldi si possono guadagnare al giorno con un sito di fake news. Ma basta guardare il numero di banner pubblicitari che di solito accompagnano il sito incriminato e il numero di condivisioni di una fake news per capire  la quantità di soldi che si possono ricavare.

Fake news vs Cattiva informazione

Specialmente in ambito scientifico però il confine tra fake news e cattiva informazione scientifica è molto labile. Facciamo un esempio: da una ricerca preliminare su 100 ultra ottantenni malati di cancro si scopre che nella vita hanno bevuto tutti caffè e solo una parte ha fumato sigarette. Allora qualche giornalista alla ricerca di qualche scoop acchiappa click pubblica che il caffè provoca il cancro. Giusto? Sbagliato? Sicuramente il dato non è attendibile, ma poco importa…

L’informazione sui social network

Il problema è prendere per oro colato tutto quello che si legge sul web e sui social in particolare. Secondo un rapporto dell’Università di Stanford condotto su 8000 teenager, l’82% non sa distinguere sui social tra una notizia vera e una inventata. Sembrano dati campati in aria, ma provate a navigare sui profili di molti nativi digitali e capirete che questi dati non sono poi così tanto errati. E se l’errore lo compiono loro, decisamente più “istruiti” dal punto di vista social, pensate cosa può succedere quando una fake news arriva a chi è più navigato nell’età…

L’informazione sui social network

Questo produce delle brutture cosmiche. Guardate questo post secondo cui Eco avrebbe fatot un clamoroso endorsement al SI al referendum di dicembre 2016. Purtroppo però Umberto Eco era molto diversi mesi prima

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Perché crediamo alle fake news

Allora la domanda nasce spontanea. Ma perchè crediamo alle fake news? Io ho trovato almeno tre motivi:

  • La realtà in cui viviamo quotidianamente è complicata e il nostro cervello ha bisogno di spiegazioni semplici. Ho mal di testa? Colpa delle scie chimiche.
  • Le notizie a cui crediamo sono quelle che soddisfano i nostri pregiudizi. Sono razzista, è logico che penserò che il meningite me l’hanno mischiata gli immigrati.
  • Vengono toccati temi su cui siamo particolarmente vulnerabili, come le malattie. In questo caso, il bisogno è quello di nutrire la speranza. Se un parente, un amico, una persona cara ha un cancro allo stomaco e tu leggi che acqua e bicarbonato  lo fa passare non puoi non condividerlo. Faresti di tutto per farglielo sparire…

Il ragionamento Motivato

Si possono racchiudere questi tre motivi in un unico grande principio, quello del ragionamento motivato. Le persone selezionano le informazioni secondo una opinione ritenuta valida, rimanendo quindi attaccati a ciò a cui già si pensa. Non sono i fatti a convincerci di qualcosa, ma i nostri preconcetti e le opinioni precedenti a dare significato i fatti stessi. Andiamo proprio alla ricerca solamente di quei fatti che possono rafforzare le nostre convinzioni.

Come curarsi dalle fake news?

I filtri anti fake news: I social stanno correndo ai ripari oscurando tramite algoritmi pagine e link sospetti.  Con tutto quello che di negativo ne può conseguire quando un algoritmo prende in mano la situazione. Lo sapete che per qualche giorno Lercio è stato completamente oscurato dall’algoritmo anti fake news di Facebook? È in atto anche una sperimentazione con filtri manuali anti bufale. In questo caso sono gli utenti ad “avvisare” il social che la notizia è quntomeno non attendibile… staremo a vedere i risvolti futuri.

I motori di ricerca dovrebbero eliminare dai risultati di ricerca gli studi ritrattati

Molti associano il web alla libertà di espressione. Ma credo sia quantomeno giusto fare in modo che studi scientifici RITRATTATI vengano oscurati dai risultati dei motori di ricerca, Google in primis. Lo studio di Wakefield del 98 sulla correlazione tra autismo e vaccini è ancora disponibile in rete e conta ogni giorno centinaia di download.

Maggior dialogo tra giornalista e ricercatore

Perché il giornalista  ha perso quel bel vizio di chiamare il ricercatore che ha fatto uno studio per farselo spiegare meglio? Un giornalista deve saper scrivere di tutto ma non deve sapere di tutto, sarebbe impossibile!  Allo stesso modo il ricercatore deve saper raccontare meglio il suo lavoro. Perché se è sicuramente bravo a fare ricerca, non sempre è bravo a saperla comunicare

 

ps. Io non sono un esperto di fake news, per cui per realizzare le slide e prepararmi al meglio alla chiacchierata ho studiato su diversi siti. Eccoli:

http://www.rivistamicron.it/temi/fake-news-scientifiche-di-chi-e-la-responsabilita/

http://www.illibraio.it/bufale-scientifiche-533142/

http://francescaungaro.it/2017/07/13/crediamo-alle-bufale-sul-web-faticando-di-cambiare-idea/

http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-12-20/fare-soldi-le-bufale-ecco-come-guadagnano-siti-notizie-fake-172031.shtml?uuid=ADgonRHC

https://www.wired.it/scienza/lab/2016/12/09/le-migliori-bufale-scientifiche-del-2016/

 

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